
gli invalicabili bastioni merlettati che a Sud Est della via lattea e sopra il fortilizio che protegge l’intimità delle case di Delizia circondano e proteggono con arditi contrafforti i giardini incantati dove giocano gli Dei. L’essenza più forte di un angelo e dal pessimo umore si avvicina controvento. La mia tigre se ne avvede e ruggendo il fragore della sua rabbia schizza fuori dall’intelletto a stento trattenuta da una Lamentazione palestrata che da qualche stagione mi guarda le spalle. L’angelo rincula intimorito dall’eccezione del felino alleato la cui rappresentazione, sortendo come un ossesso dalla scarsa sagacia che rende infecondo il suo rifugio interiore, dà peso e misura alle pessime intenzioni che animano l’irruenza dello spirito celeste confermando così la natura litigiosa che ha sempre distinto il Messaggero alato. Protetto dall’invisibile, dagli orsi bruni e dall’avvento probabile di simili sventure, dal fogliame un po’ liso di un ramo d’assenzio che posizionato tra i lombi mi trapassa la cintola – organico salvacondotto, dono immateriale di una strega animista di Hokkaido – mi accingo con buona lena a cercare nel buio qualcosa che non c’è ed a trovarlo. Non c’è avallo né garanzia che tale schedario catturi lo sguardo e l’attenzione del passante ma così il sentimento è sempre involontario – e ciò ne preclude il giuramento o la promessa – non così è per le azioni per le quali è legittimo dare garanzia e farsi mallevadore, Demone immondo che discrimini e sovraintendi, ho una lama a doppio taglio tra la tibia e lo stivale…e se per caso ti annuso, se per sorte o destino mi capiti a tiro…ti squarcio lo sterno, ti mastico il cuore e lo sputo.
Divelti a colpi d’ala e bestemmie…
gli invalicabili bastioni merlettati che a Sud Est della via lattea e sopra il fortilizio che protegge l’intimità delle case di Delizia circondano e proteggono con arditi contrafforti i giardini incantati dove giocano gli Dei, l’essenza più forte di un singolo grigio e dal pessimo umore si avvicina controvento. La mia tigre se ne avvede e ruggendo il fragore della sua rabbia schizza fuori dall’intelletto a stento trattenuta da una Lamentazione palestrata che da qualche stagione mi guarda le spalle. L’angelo rincula intimorito dall’eccezione del felino alleato la cui rappresentazione, sortendo come un ossesso dalla scarsa sagacia che rende infecondo il suo rifugio interiore, dà peso e misura alle pessime intenzioni che animano l’irruenza dello spirito celeste confermando così la natura litigiosa che ha sempre distinto il Messaggero alato. Protetto dall’invisibile, dagli orsi bruni e dall’avvento probabile di simili sventure, dal fogliame un po’ liso di un ramo d’assenzio che posizionato tra i lombi mi trapassa la cintola – organico salvacondotto, dono immateriale di una strega animista di Hokkaido – mi accingo con buona lena e cercare nel buio qualcosa che non c’è ed a trovarlo. Non c’è avallo né garanzia che tale schedario catturi lo sguardo e l’attenzione del passante ma così il sentimento è sempre involontario – e ciò ne preclude il giuramento o la promessa – non così è per le azioni per le quali è legittimo dare garanzia e farsi mallevadore, Demone immondo che discrimini e sovraintendi, ho una lama a doppio taglio tra la tibia e lo stivale…e se per caso ti annuso, se per sorte o destino mi capiti a tiro…ti squarcio lo sterno, ti mastico il cuore e lo sputo.







I pensieri vanno e vengono e sono come le nuvole…
a volte rallentano o restano sospesi oppure scompaiono e poi ritornano come se volessero, questa volta, essere considerati; e ciò può accadere o forse no, ma se ancora una volta sono scartati allora non tornano più e vai a sapere se svaniscono, se vagano per l’universo o offrono i loro doni ad altri intelletti. Nell’intimo invece non sono nuvole ma processioni interminabili di particelle eterogenee trasportate dalle frasi che alimentano senza sosta il flusso inarrestabile del dialogo interno, di quel fiume logorroico che scorrendo nell’insondabile ci lega a quella fetta di competenza tra gli strati che compongono impilandosi la raccolta precaria delle diverse consapevolezze. Va quindi apprezzato chi sa cogliere la qualità in tutto ciò che è racchiuso in un infinitesimo, la perizia che può incrementare il volume di ciò che per tanto tempo è stato sottovalutato e tale abilità metafisica potenzia la portata di quest’inesauribile profluvio d’opportunità. Ancor più va la stima a chi seleziona l’anteprima assoluta di una considerazione originale giacché la nuova sofisticheria, se non filtrata dalla discrezione di una conoscenza silenziosa o segretata da qualche egoismo o grettezza intellettuale, sarà offerta a chi saprà servirsene.
